Non ti scrivo da giugno. Vorrei dirti “ero troppo busy / business / avventure / #grateful / vacanze / nuovi-progetti-in-arrivo-ma-non-posso-ancora-parlartene / ma ora batterie ricaricate / ready for new adventures”.
No.
Non ti scrivo da giugno perché ho avuto caldo.
Ho sofferto il caldo. Ho sofferto per il caldo, con il caldo.
Il caldo si è sofferto da solo, quest’anno.
Chi soffre di disturbi d’ansia (o di altre condizioni già invalidanti per conto proprio) capirà.
Le reazioni e i meccanismi che il caldo innesca nel nostro corpo e nel nostro sistema nervoso ricordano molto i sintomi di un attacco di panico. Sudorazione eccessiva, battito accelerato, vista annebbiata, fiato corto e compagnia cantante.
Quindi, se già durante l’inverno combatti una battaglia silenziosa per schivare le crisi con la stessa leggiadria di un elefante in una cristalleria, con temperature elevate sei quell’elefante ma con un elefante che porta uno zaino con dentro un altro elefante. E una stufetta.
L’estate non mi è mai piaciuta per questo ma l’ho sempre tollerata, fa parte del gioco. Fino ad oggi, però, non avevo ancora sperimentato il brivido (il “brivido”, ma magari) di tre mesi di notti tropicali, senza sosta.
Ho lavorato, certo. Sono andata in vacanza, anche.
Ma ho lavorato in uno stato di coscienza alterato, credo.
Scrivere una frase = scalare una montagna. Chiudere una presentazione: maratona senza preparazione atletica. Call e riunioni = bagni di sudore simili a riti sciamanici.
Io non ho firmato da nessuna parte per vivere 4 mesi all’anno della mia vita in una palestra di hot yoga.
Dove devi continuare a funzionare, performare, fatturare, vivere, interagire, costruire, faticare. Con addosso un completino sintetico e troppo attillato, un tappetino scivoloso sotto ai piedi e qualcuno che ti dice “tieni duro, ti abituerai”.
Abituati tu, Giangiuggiola. Ma ho il sospetto che non ci riuscirai.
La crisi climatica è ormai un’evidenza, impossibile da ignorare.
Che io abbia sofferto il caldo e che le mie lettere non siano partite a giugno e luglio non è una tragedia, non scherziamo. C’è chi, in questo momento, affronta problemi ben più seri e degni di attenzione. Queste parole sono solo un mucchio di lettere insignificanti, a confronto.
Però mi sono resa conto di una cosa, e questa cosa mi ha fatto paura.
Davanti alle piccole disavventure o problematiche quotidiane, mi sono sempre ripetuta:
Non è mica la fine del mondo. Il mondo andrà avanti lo stesso anche se non [cosa che non riesco a fare a causa della mia ansia, a piacere.]
E quest’anno ho realizzato che no.
Entra su un qualsiasi social e scrolla per 30 secondi.
Il mondo non finirà domani. Ma la temperatura nella palestra sta diventando insostenibile.
Con la mia lettera non voglio spaventarti più di quanto tu non lo sia già. Non voglio neppure elencarti tutte quelle cose che magari, forse, nel loro piccolo, possono contribuire a rallentare le conseguenze di tutto questo.
Forse a questo punto ti sei già disiscritt* perché – che diamine, voglio leggere cose che mi tirino su di morale, ho già le mie preoccupazioni.
Aspetta.
Io racconto storie e amo i cartoni animati. So fare solo questo.
Allora con questa lettera posso lasciarti qualche spunto di riflessione. Una manciata di strumenti per rinfrescarti. E uno spazio in cui trasformare, insieme, la paura in qualcosa con cui puoi dialogare.
Prima di partire per il lungo viaggio in macchina, verso la Puglia, ho detto a mio marito che avevo paura. Che l’ansia per il caldo e per tutto ciò che sta accadendo intorno a noi mi avrebbe divorata viva. Che mi sentivo debole. Impotente.
È un architetto e ha questa capacità di trovare soluzioni efficaci e creative a problemi difficili, lo fa quotidianamente.
Mi ha detto, “vogliamo dare un nome a questa paura? Hai qualcosa, qui in casa, che le somigli?”.
Sono volata in camera da letto e ho acciuffato la prima cosa che mi è venuta in mente.
Scrump. Il pupazzetto di Lilo, di Lilo & Stitch, comprato a Disneyland almeno 15 anni fa.
Lilo immagina che la bambola abbia una vita travagliata e spesso compie su di lei delle "operazioni" di chirurgia rudimentale. Scrump è il disagio fatto a bambola. Una piccola Frankenstein in versione pocket. Eppure, nonostante le sue sfortune, continua ad essere – tutto sommato – stranamente carina. Amabile, persino.
“Ce l’ho.”
“Ok. Portiamola con noi. Quando hai paura, ci fai una bella chiacchierata. Vedi cos’ha da dirti.”
E così Scrump è venuta con noi. Abbiamo attraversato l’Italia, andata e ritorno. Abbiamo fatto grandi chiacchierate un po’ dappertutto in Valle d’Itria. Pianto, persino, sulla mia spiaggia preferita di Savelletri, all’alba.
L’architetto – senza saperlo – mi ha fatto fare un prezioso esercizio di storytelling.
Prendere un’emozione e darle un nome, una forma, un’identità, una storia. Scrump ha qualcosa da dire, un passato, delle paure, delle resistenze. Ma ha anche dei sogni, delle ambizioni, delle capacità.
Durante la nostra vacanza ho costruito un personaggio su misura per la mia più grande nemica.
Dobbiamo ancora lavorare sul nostro rapporto e c’è ampio margine di miglioramento nelle sue modalità, ma stiamo scrivendo insieme una nuova storia.
E questo è il potere dei giocattoli.
E questo è il potere dell’animazione.
E questo è il potere dello storytelling.
Allora ti lancio una sfida: dai un nome alle tue emozioni. Anche a quelle nemiche.
E, se ti va, scrivimelo nei commenti, ti leggo ✨🖋️
Questa lettera non salverà il mondo.
Ma, magari, renderà il tuo un po’ più accogliente e sicuro.
Con affetto e disidratazione,

Il potere dell’animazione, dicevamo. E il potere delle parole. Ecco qui: una poesia visiva animata, realizzata da oltre venti registi sotto la supervisione artistica di Simone Giampaolo, che dà forma e colore al celebre discorso di Severn Suzuki all’ONU di Rio, nel 1992.
Altri esempi sul tema? Wall-e, Flow - un mondo da salvare, The gigantic change. Presto arriverà sul blog un episodio Cinemino interamente dedicato ai film di animazione che affrontano il tema della crisi climatica (climate fiction).
Nel frattempo, ti lascio qui l’ultimo episodio: abbiamo raccolto una collezione di film d’animazione perfetti per dare sollievo in queste giornate caldissime. Alcuni profumano di sale e brezza marina, altri di neve e vento polare. Tutti, a modo loro, ti restituiranno un po’ di respiro, promesso.
Cerchi altri spunti per le tue serate Cinemino? Tieni d’occhio il blog di Studio Juice e il mio profilo Instagram, perché anche lì condividiamo spesso liste tematiche, classifiche e curiosità sul cinema e sul cinema di animazione 🍿

La paura, quando non trova voce, si trasforma in rumore di fondo. Ansia, urgenza, un allarme che non si spegne mai. Ma dare forma a ciò che ci spaventa è già un modo per attraversarlo. Trasformare la paura in un personaggio o in un racconto è un atto di grande coraggio. La Story Toolbox di Juice ti aiuta a farlo.
Qui trovi la mia raccolta di worksheet, schemi ed esercizi pratici per attraversare l’incertezza narrativa e rimettere l’ispirazione al centro del tuo racconto 🧃👇🏻
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Storytelling tips
Nel mio ultimo video su YouTube ti racconto come il journaling sia diventato, in oltre 30 anni di quaderni, il mio strumento preferito per attraversare i momenti difficili e sopravvivere in quella cristalleria di cui sopra, anche con l’elefante in spalla.
Ti parlo di come ho iniziato, di cosa significa per me scrivere ogni giorno, di come gestisco i miei quaderni e di alcune tecniche per trasformare i tuoi diari in materiale prezioso per il tuo storytelling.
Più qualche consiglio di lettura, per chi ama i diari altrui quanto i propri.
Storie che abbiamo raccontato 💫
Tra tutti i progetti realizzati con Studio Juice, L’orto di Giulio resta sempre uno dei nostri preferiti.
Nessun gesto è banale, quando si tratta di prenderci cura della cosa più preziosa che ci sia: la nostra casa, il nostro pianeta.
Giulio si prende cura del suo piccolo orto con amore e ogni semino è un consiglio di valore da coltivare per aiutare la nostra Terra e renderla più felice.
“L’Orto di Giulio” è un piccolo cartoon realizzato in collaborazione con Sara Rezzolla, di Sognirisplendono.
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Juice for Breakfast è il mio studio, a Milano, specializzato in comunicazione visiva e storytelling per freelance, piccoli business e aziende.
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